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La famigerata durezza dell’acqua

BLOG: LA CHIMICA E LA SOCIETA' - 24 June, 2019 - 08:04

Mauro Icardi

Quando parliamo della durezza di un’acqua facciamo riferimento al contenuto di sali di calcio e magnesio, presenti in forma di carbonati, bicarbonati, solfati, cloruri e nitrati. La durezza dipende dall’origine superficiale o profonda delle acque e dalla geologia dell’area di captazione. In funzione dei diversi gradi di durezza, espressa comunemente in equivalenti di carbonato di calcio (mg/L CaCO3 o grado francese °f), si riconoscono diversi tipi di acque con diversa durezza. La durezza si può distinguere in totale, permanente e temporanea.

La durezza totale è la somma della durezza temporanea e di quella permanente. Viene espressa in base al contenuto totale di calcio e magnesio, calcolato come CaCO3 (scala in gradi francesi °f), o come CaO (scala in gradi tedeschi, °t): 1 grado francese = 10 mg/l di CaCO3, 1 grado tedesco = 10 mg/l di CaO .

La durezza permanente è dovuta a sali di calcio e magnesio che non si decompongono per riscaldamento, come i carbonati, solfati e cloruri.

Il termine durezza temporanea si riferisce a quei sali solubili (idrogenocarbonati, HCO3–) che per ebollizione dell’acqua si trasformano in sali insolubili (carbonati, CO32-) che precipitano:

Ca(HCO3)2 (aq)   ⇌   CaCO3 (s)   +   CO2(g)   +   H2O (l)

DUREZZA TEMPORANEA = DUREZZA TOTALE – DUREZZA PERMANENTE

Utilizzando la scala di durezza in gradi francesi (quella solitamente di uso più comune) la valutazione della qualità di un acqua si può esprimere con questa tabella.

Una tabella simile a questa normalmente si trova sulle confezioni di detersivo, per determinare il dosaggio ottimale di prodotto.

Le acque dure possono ridurre l’efficacia dell’azione dei saponi e detersivi e causare incrostazioni su elementi idraulici e macchinari, dovute a precipitazione dei sali, rendendo in alcuni casi utile il ricorso a processi di addolcimento delle acque, realizzato con diversi trattamenti tra cui scambio ionico od osmosi inversa.

Esistono vari tipi di resine che vengono utilizzate nei trattamenti delle acque, e a seconda del tipo di ioni che scambiano vengono classificate in: cationiche o anioniche.

 

Le resine a scambio cationico rimuovono dall’acqua gli ioni positivi calcio (Ca++) e magnesio (Mg++) scambiandoli con lo ione sodio (Na+).

Un funzionamento analogo hanno le resine a scambio anionico utilizzate ad esempio per rimuovere il nitrato (NO3–), che viene trattenuto dalla resina e scambiato con lo ione cloruro (Cl–).

Tornando alla durezza, ed alle incrostazioni calcaree, non è inusuale che caldaie per produzione di acqua calda sanitaria e riscaldamento domestico, risultino ancora perfettamente funzionanti a livello di bruciatore, ma di fatto fortemente ostruite da calcare per quanto riguarda il bollitore di accumulo, oppure i tubi di circolazione dell’acqua.

La determinazione analitica della durezza dell’acqua è ancora un’analisi che si esegue con i mai dimenticati metodi di una volta. Il principio è quello della titolazione complessometrica degli ioni calcio e magnesio, disciolti nel campione di acqua.

Il campione di acqua viene tamponato a pH 10 e successivamente titolato con una soluzione di sale disodico dell’acido etilendiamminotetracetico (EDTA) in presenza di nero eriocromo T come indicatore.

il campione da titolare assume un colore rosso-violetto che al raggiungimento del punto equivalente (quando tutti gli ioni calcio e magnesio sono stati complessati dell’EDTA) vira al blu. Questa tecnica che può sembrare obsoleta, in un immaginario del laboratorio di analisi ormai dominato dalle apparecchiature di analisi strumentale, è invece la metodica di analisi ufficiale emanate dell’Istituto superiore di sanità per le acque destinate al consumo umano.

Nella legislazione in vigore, per il parametro “durezza” viene data solo l’indicazione di un range di valori consigliati, e pertanto il mancato rispetto di questi valori non rappresenta una vera e propria non conformità e dovrà, di volta in volta, essere valutato ai fini dell’emanazione del giudizio di idoneità. La composizione in sali minerali che conducono ad una durezza di 10 – 15 °f rappresenta il miglior contenuto raccomandabile a livello sanitario.

E a proposito di implicazioni a livello sanitario, una pubblicazione del 2007 suggerisce che, un valore adeguato di durezza delle acque destinate al consumo umano, rappresenti un fattore protettivo nei confronti dell’insorgenza di malattie cardiovascolari. Lo studio per altro suggeriva altresì di approfondire il ruolo del parametro durezza, così come quello di altri micronutrienti che si assumono con l’acqua potabile, nella valutazione del rischi cardiovascolare. Che è legato a diversi altri fattori, quali quelli metabolici, genetici, ed allo stile di vita.

Qui il link della pubblicazione.

http://old.iss.it/binary/itti/cont/Notiziario%20ISS%20durezza%20acqua.1179820668.pdf

Per concludere credo che occorra ricordare un principio fondamentale: parametri e i rispettivi limiti parametrici, così come il recepimento nella normativa nazionale, sono basati sulle conoscenze scientifiche disponibili, e tengono conto del principio di precauzione, al fine di garantire che le acque possano essere utilizzate e consumate in condizioni di sicurezza nell’intero arco della vita. In generale, i valori parametrici individuati si fondano sugli orientamenti stabiliti dall’Organizzazione mondiale della Sanità (WHO, o OMS).

(Nota del curatore. Su alcuni siti il grado francese è ancora indicato con la °F maiuscola che è un errore, perchè quello è il simbolo del grado Fahreneit °F; per questa perla si veda il sito Culligan, al quale avevamo segnalato la questione ma senza effetto, https://www.culligan.it/la-durezza-dellacqua/ il simbolo acccettato del grado francese è °f o °fH)

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