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Mary Elvira Weeks (1892-1972)

BLOG: LA CHIMICA E LA SOCIETA' - 21 June, 2019 - 08:24

Rinaldo Cervellati

 

Non sapere cosa sia accaduto nei tempi passati, sarebbe come restare per sempre un bambino  (Cicerone)

Coloro che non ricordano il passato sono condannati a ripeterlo (George Santayana)

Nell’anno dedicato al 150° anniversario della Tavola Periodica mi sembra opportuno ricordare la figura di Mary Elvira Weeks, chimico e storica della chimica che scrisse fra il 1932 e il 1933 la serie di 21 articoli sulla scoperta degli elementi per il Journal of Chemical Education, poi raccolta   nel ponderoso volume Discovery of the Elements che dal 1935 al 1968 ha visto sette edizioni e numerose ristampe.

Mary Elvira nacque il 10 aprile 1892 a Lyons, una cittadina di poche migliaia di abitanti nella Contea di Walworth, Wisconsin. Frequentò il Ripon College, ottenendo il B.A. (Bachelor of Arts) in chimica nel 1913. Si recò quindi all’Università del Wisconsin, dove nel 1914 ottenne il Master in chimica lavorando con J. Howard Mathews[1]. Durante i successivi sette anni ha lavorato come insegnante di chimica in scuole secondarie superiori e analista in laboratori industriali.

Nel 1921 divenne istruttrice di chimica all’Università del Kansas, dove continuò il suo lavoro di ricerca per il dottorato che completò poco tempo dopo. Nel 1927 fu promossa assistant professor e, dieci anni dopo, associate professor. Anche se effettuava alcune ricerche sperimentali oltre ai suoi pesanti doveri di insegnamento, i suoi veri interessi erano storico-linguistici, quindi iniziò a combinare questi talenti spostando i suoi studi dalla ricerca sperimentale a quella in storia della chimica.Mary Elvira Weeks

Alla Kansas University conobbe Frank B. Dains[2] che aveva accumulato una splendida collezione di immagini di chimici famosi. Infatti, dopo aver conseguito il dottorato a Chicago nel 1898, Dains aveva trascorso un anno a Berlino e Friburgo e, com’era consuetudine tra gli studenti americani, aveva visitato numerosi chimici e chiesto foto. Dains continuò a collezionare immagini durante il resto della sua carriera ma a causa di un intenso programma di ricerca in chimica organica non aveva mai pubblicato nulla sulla sua collezione.

Elvira Weeks combinò il suo doppio interesse per la chimica e la linguistica preparando una collezione di articoli sulla scoperta degli elementi, che furono pubblicati come una serie di 21 articoli sul Journal of Chemical Education negli anni 1932-1933. La popolarità di questi articoli incoraggiò la Chemical Education Publishing Company di Easton (Pennsylvania) a raccogliere la serie in un libro: Discovery of the Elements (1° edizione 1934). Gli articoli e il libro furono generosamente illustrati con le immagini della collezione Dains, successivamente integrata da immagini raccolte da Weeks. Il libro infine ha visto sette edizioni; le ultime con la collaborazione di Henry M. Leicester[3].

Discovery of Elements 6th Edition

In realtà Discovery of the Elements è, per molti aspetti, una storia della chimica che si sviluppa attorno al tema principale della scoperta degli elementi. Vi sono lunghe interessanti digressioni su altre ricerche dei chimici che hanno scoperto nuovi elementi.

Nonostante il successo dei suoi scritti, il Dipartimento di Chimica della Kansas University non era disposto a premiarla per la sua “opera letteraria”. Le facoltà di chimica erano inclini a dare premi alle indagini sperimentali di laboratorio piuttosto che a ricerche storiche, a prescindere da quanto fossero accurate[4]. Weeks infatti rimase assistant professor per dieci anni prima della promozione a associate professor. Dopo altri sette anni come professore associato, decise di abbandonare l’insegnamento per sfruttare meglio i suoi interessi storici e linguistici. Nel 1944, Weeks divenne associato di ricerca in letteratura scientifica presso la biblioteca scientifica Kresge-Hooker in fase di sistemazione alla Wayne State University di Detroit. Alla Kresge-Hooker ebbe finalmente l’opportunità di utilizzare al meglio i suoi talenti.

All’avvicinarsi del 75° anniversario della sua fondazione (1876) l’American Chemical Society decise che sarebbe stata un’ottima iniziativa scrivere e pubblicare una storia della Società. Nel 1944 affidò questo incarico a Charles A. Browne, membro dell’ACS fin dagli ultimi anni del diciannovesimo secolo, un chimico con esperienza nel mondo accademico (dottorato a Göttingen, 1901), industriale e governativo e uno dei fondatori della Divisione ACS di Storia della Chimica (HIST). Browne, durante la sua carriera come direttore del New York Sugar Research Laboratory, e successivamente come capo chimico dell’Ufficio USA di Chimica e Suoli, aveva maturato una vivace vocazione per la storia della chimica. Era quindi la persona giusta per scrivere la storia della Società e accettò questo incarico. Browne morì all’inizio del 1947 all’età di 76 anni con l’organizzazione del libro impostata e nove capitoli completati. Diversi mesi prima aveva persuaso Weeks a diventare co-autore. Weeks si trovò dunque responsabile per la maggior parte degli undici capitoli che restavano da scrivere e per la raccolta del materiale supplementare. Il volume A History of the American Chemical Society-Seventy-five Eventful Years, di Charles Albert Browne e Mary Elvira Weeks fu pubblicato nel 1952.

Mary Elvira Weeks si ritirò nel 1954 ma continuò a vivere nella sua casa di Detroit lavorando part-time come traduttrice scientifica. Nel 1967 ricevette il Dexter Award, premio assegnato dall’American Chemical Society in riconoscimento di una straordinaria carriera di contributi in storia della chimica.

Weeks era per natura una persona amichevole ma molto riservata, capace comunque di affrontare impegni di notevole portata. Morì il 20 giugno 1975 dopo diversi mesi in una casa di riposo.

Per la stesura di questo post ho attinto dalle seguenti opere:

A.J. Ihde, A Quarter Century of Dexter Awards, 1981, unpublished manuscript, estratto in

http://acshist.scs.illinois.edu/awards/Dexter%20Papers/WeeksDexterBioJJB1.pdf

A.J, Ihde, The History of The Dexter Awards. Part III: The Second Decade, Bulletin for the History of Chemistry, 1989, 3, 11–12.

[1] Joseph Howard Mathews (1881-1970) chimico fisico americano, professore universitario ed esperto di identificazione delle armi da fuoco. Nel 1914 Mathews aveva da poco completato il dottorato di ricerca in chimica a Harvard sotto la guida di Theodore W. Richards, primo americano a vincere il Premio Nobel “per le sue accurate determinazioni dei pesi atomici”. Mathews è stato preside del Dipartimento di Chimica dell’Università di Wisconsin-Madison per 33 anni, dal 1919 al 1952.

[2] Frank Burnett Dains (1869-1948) chimico organico americano ottenne il B.Sc. nel 1890 e l’M.Sc. nel 1981, entrambi alla Wesleyan University. Nel 1898 ottenne il dottorato di ricerca all’università di Chicago. Entrò nel Dipartimento di Chimica della Kansas University nel 1911, raggiungendo lo status di professore ordinario nel 1914. Si ritirò nel 1942. La collezione dei suoi scritti, foto e disegni è conservata all’University of Kansas Libraries, a Lawrence.

[3] Henry Marshall Leicester (1906 – 1991), statunitense, è stato un biochimico e storico della chimica. Particolarmente interessato alla storia della chimica in Russia, ha pubblicato diverse biografie di chimici russi sul Journal of Chemical Education e in varie enciclopedie. Tradusse anche opere di chimica classica russa, come quelle di Mikhail Vasilyevich Lomonosov (1711-1765) considerato il “Leonardo da Vinci russo”, del quale era considerato un esperto negli Stati Uniti. Dal 1951 al ritiro nel 1971 è stato professore di biochimica presso la Dental School dell’Università del Pacifico.

[4] Le cose sono molto migliorate negli USA, mentre in Italia non è cambiato quasi nulla, resta il micidiale pregiudizio per cui chi si occupa di ricerca in storia (o in didattica) della chimica è un fallito nella ricerca scientifica.

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Il chimico e l’intelligenza, un ricordo di H. Christopher Longuet-Higgins

BLOG: LA CHIMICA E LA SOCIETA' - 19 June, 2019 - 06:39

Claudio Della Volpe

Quasi tutti i chimici sanno che c’è stato un famoso musicista che era anche chimico; beh in effetti egli si riteneva un chimico, e fu anche famoso, a contatto con i grandi chimici della sua epoca, ma coltivava la musica come passione. Poi la storia ha deciso che Borodin è stato prima una grande musicista (autore delle Danze Poloviciane e del Principe Igor) e poi un chimico analitico che si occupò delle reazioni delle aldeidi.
Ma oggi voglio parlarvi invece di un altro chimico di cui avete sentito certamente parlare almeno per una delle sue scoperte avvenute addirittura prima della laurea e che al colmo della sua carriera di chimico e fisico teorico abbandonò la chimica per dedicarsi alle “scienze cognitive”, alla musica ed alla percezione visiva, alle applicazioni della nascente intelligenza artificiale al tema della composizione musicale e della visione, un chimico che pubblicò, su riviste famose, sia di argomenti chimici che musicali e percettivi.
Sto parlando di Hugh Christopher Longuet-Higgins. La sua vita e la sua attività scientifica porterebbero a intitolare questo breve ricordo: l’intelligenza di un chimico, visto il carattere poliedrico e profondo delle sue ricerche.
Christopher nacque nella parrocchia di Lenham, nel Kent, secondo dei tre figli di un parroco. La sua famiglia era di origini ugonotte (i protestanti francesi). In realtà fu poi ateo per il resto della vita. Studiò alla Pilgrims’ School e quindi al Winchester College di Winchester.Si trattava di un ambiente prestigioso come attestano i nomi di parecchi dei suoi compagni di studi: Freeman Dyson e Michael Dewar fra gli altri. Insieme con Dyson costruì modelli dei poliedri. Vinse il premio per la matematica nel 1941 in forte concorrenza con Dyson.

Nel 1941 vinse anche una borsa di studio per il Balliol College di Oxford. Seguì il corso di chimica, ma fece anche esami di musica e fu organista al Balliol. Ebbe come insegnante di chimica Ronnie Bell con il quale pubblicò, ancora studente, il lavoro di chimica per cui è più famoso proponendo la struttura corretta del diborano, un composto chimico la cui struttura non era interpretabile con il modello allora in uso del legame di valenza. Si era nel 1943, in piena II guerra mondiale.

Il legame a tre centri (e 2 elettroni), come viene definito, è divenuto un classico della chimica; c’è da dire che la struttura adgeuata (ma senza le finezze della meccanica quantistica) era stata già proposta nel 1921 (W. Dilthey, Über die Konstitution des Wassers, in Angew. Chem., vol. 34, nº 95, 1921, p. 596, DOI:10.1002/ange.19210349509. ma questo sarà un altro post.)Iniziò il PhD e lo completò all’Università di Oxford sotto la supervisione di Charles Coulson, il celeberrimo autore di “Valence bond”. Coulson era un cristiano metodista, mentre Longuet-Higgins era ateo; ne seguirono dibattiti pubblici sul tema della religione cui entrambi parteciparono su sponde opposte. Seguì un’attività di post-dottorato all’Università di Chicago e all’Università di Manchester.

Nel 1947 Longuet-Higgins sviluppò la teoria degli orbitali delle molecole organiche coniugate ottenendo teoricamente risultati che erano stati conosciuti sperimentalmente già da molti decenni. Mostrò come le proprietà dei sistemi coniugati possono essere derivate combinando nella trattazione degli orbitali molecolari il comportamento degli orbitali di non legame. Formulò una teoria che descriveva le proprietà termodinamiche delle miscele che più tardi estese alle soluzioni di polimeri. Fece anche ricerche sulle proprietà ottiche delle molecole ad elica e sui loro spettri elettronici.

Nel 1952 fu nominato professore di fisica teorica al King’s College di Londra; nel 1954 diventò professore di chimica teorica all’Università di Cambridge e membro del Corpus Christi College (Cambridge). In questo periodo diede importanti contributi alla chimica teorica.
Dal 1954, usò tecniche matematiche per predire comportamenti chimici. Per esempio nel 1962 previde che il ciclobutadiene (che non era ancora stato sintetizzato) sarebbe potuto esistere come legando di un atomo di un metallo di transizione; tre anni più tardi, nel 1965, per la prima volta questo composto fu sintetizzato da Rowland Pettit della University of Texas, sebbene egli non riuscisse a isolarlo.
Applicò la teoria dei gruppi per definire gli elementi di simmetria delle molecole non rigide, come nel caso dell’idrazina (N2H4) e così fu capace di classificare i singoli livelli quantici della molecola.
All’inizio degli anni 70 maturò un cambiamento radicale della sua vita. Da affermato chimico teorico si trasformò in un esploratore dell’intelligenza aritificiale e delle sue applicazioni alle arti umane: musica e immagine. Egli era probabilmente arrivato a questo salto sulla base della sua esperienza come utente dei computer dell’epoca; tuttavia non ci considerò mai un ricercatore di AI ma piuttosto di “scienza cognitiva” , un termine che inventò lui stesso, intendendo che si occupava di come l’uomo guarda all’Universo atttorno a lui.
Si spostò prima all’Università di Edinburgo e poi, insieme ad altri scienziati nel 1974, fondò il Centro per le ricerche su Percezione e Cognizione alla Università del Sussex, Brighton. Qui sotto due dei lavori che pubblicò su Nature su temi di scienza cognitiva, sia di musica che di visione.

I suoi contributi al problema della rappresentazione tridimensionale nella visione sono ormai un fatto acquisito in tutte le applicazioni.

In particolare nell’articolo sulla visione egli introduce “il metodo degli otto punti” che serve a ricostruire un oggetto da una sua visione binoculare, dunque una rappresentazione del processo che il nostro cervello compie effettivamente.

Una breve rappresentazione del suo punto di vista sui temi musicaliLonguet-Higgins (1979): —

You’re browsing, let us imagine, in a music shop, and come across a box of faded pianola rolls. One of them bears an illegible title, and you unroll the first foot or two, to see if you can recognize the work from the pattern of holes in the paper. Are there four beats in the bar, or only three? Does the piece begin on the tonic, or some other note? Eventually you decide that the only way of finding out is to buy the roll, take it home, and play it on the pianola. Within seconds your ears have told you what your eyes were quite unable to make out—that you are now the proud possessor of a piano arrangement of “Colonel Bogey“.

Andò in pensione nel 1988 e morì nel 2004. Costituisce un esempio raro di scienziato abile sia nei temi puramente naturalistici che umanistici e di una capacità e visione culturale amplissima, come è difficile trovare oggi attorno a noi. Ai miei occhi il fatto che se ne parli poco è segno della povertà culturale dei nostri tempi, mascherata dalla parossistica preoccupazione per il numero delle pubblicazioni.

Referenze e testi consultati.

https://en.wikipedia.org/wiki/Christopher_Longuet-Higgins   dove si trova anche una lista pressocché completa di lavori; una lista sicuramente completa è su: https://royalsocietypublishing.org/doi/10.1098/rsbm.2006.0012

Gregory, R. L.; Murrell, J. N. (2006). “Hugh Christopher Longuet-Higgins. 11 April 1923 — 27 March 2004: Elected FRS 1958”. Biographical Memoirs of Fellows of the Royal Society. 52: 149–166. doi:10.1098/rsbm.2006.0012.

http://www.quantum-chemistry-history.com/Lo-Hi2Ue.htm

Longuet-Higgins, H. C.; Bell, R. P. (1943). “64. The Structure of the Boron Hydrides”. Journal of the Chemical Society (Resumed). 1943: 250–255. doi:10.1039/JR9430000250.

 Longuet-Higgins, Hugh Christopher (1947). Some problems in theoretical chemistry by the method of molecular orbitals. bodleian.ox.ac.uk (DPhil thesis). University of Oxford.

  Venn Cambridge University database Archived 14 June 2010 at the Wayback Machine

  H. C. Longuet Higgins; U. Öpik; M. H. L. Pryce; R. A. Sack (1958). “Studies of the Jahn-Teller effect .II. The dynamical problem”. Proc. R. Soc. A. 244 (1236): 1–16. Bibcode:1958RSPSA.244….1L. doi:10.1098/rspa.1958.0022.See page 12

  Longuet-Higgins, H. C.; Abrahamson, E. W. (1965). “The Electronic Mechanism of Electrocyclic Reactions”. Journal of the American Chemical Society. 87 (9): 2045. doi:10.1021/ja01087a033.

 Longuet-Higgins, H.C. (1963). “The symmetry groups of non-rigid molecules”. Molecular Physics. 6 (5): 445–460. Bibcode:1963MolPh…6..445L. doi:10.1080/00268976300100501.

Longuet-Higgins, H. C. (1981). “A computer algorithm for reconstructing a scene from two projections”. Nature. 293 (5828): 133–135. Bibcode:1981Natur.293..133L. doi:10.1038/293133a0.

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